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ROAMING (dati, Voce E Servizi)

ROAMING (dati, voce e servizi)

Cosa significa il termine roaming

Con il termine roaming ci si riferisce alla capacità di smartphone e cellulari di connettersi a reti differenti da quella del proprio operatore mobile.

Come funziona il roaming

Il roaming si compone di due fasi: 1) location update; 2) mobile terminated call.

Nella prima fase il cellulare/smartphone, verificata la impossibilità di connettersi alla rete del proprio operatore mobile (rete madre), tenta di connettersi alle altre reti disponibili. Queste reti contattano quindi la rete madre, chiedendole informazioni sull’utente che tenta di accedere alla rete, in particolare se abbia o meno l’autorizzazione a connettersi in roaming. Se le verifiche andranno a buon fine, il cellulare/smartphone potrà, temporaneamente, connettersi alla rete ospitante, che provvederà poi ad informare la rete madre di tutte le attività svolte in roaming dal proprio cliente… Con addebito dei relativi costi.

Nella seconda fase il cellulare/smartphone potrà concretamente usufruire dei servizi forniti dalla rete ospitante, la quale, come detto, informerà la rete madre di tutte le attività svolte in roaming, addebitandogli i relativi costi (mediante consumo del credito disponibile, nel caso di sim ricaricabile, o mediante addebito in fattura, nel caso di sim in abbonamento).

Roaming dati, voce e servizi

Il roaming può essere distinto a seconda del tipo di traffico generato dal cellulare/smartphone.

Il tipo di roaming più conosciuto – per via della sua frequente involontarietà e dei suoi costi particolarmente elevati – risulta essere quello dati, ossia generato dalla connessione del cellulare/smartphone alla rete internet.

Altri tipi di roaming sono quello voce – costituito da chiamate ed sms inviati e/o ricevuti – e quello servizi – costituito da mms inviati e/o ricevuti, servizi interattivi e a sovraprezzo, ecc…

Roaming nazionale ed internazionale (UE/extra UE)

Il roaming può essere distinto in nazionale ed internazionale.

Nel primo caso – a dire il vero sempre più raro – può accadere che il cellulare/smartphone, in una zona del territorio nazionale NON servita dalla propria rete madre, si connetta ad un’altra rete mobile nazionale.

Nel secondo caso, invece, il cellulare/smartphone, trovandosi all’estero e non potendo individuare la rete madre nazionale, si connette ad un’altra rete mobile straniera.

In entrambi i casi, qualora non esistano specifici accordi fra i due operatori mobili per l’eliminazione dei costi a carico dell’utente finale, quest’ultimo dovrà sostenere le spese generate dal traffico effettuato in roaming, che, come accennato, sarà scalato dal credito disponibile (nel caso di sim ricaricabile) o mediante addebito in fattura (nel caso di sim in abbonamento).

Il roaming internazionale può ancora suddividersi in roaming UE o extra UE.

Il primo – generato all’interno dei confini degli stati membri dell’Unione Europea (inclusi il Regno Unito – nonostante la Brexit – l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia) – è diventato, dal 15 giugno 2017, del tutto (o quasi) gratuito per l’utente finale, grazie al Regolamento approvato il 06/04/2017 dal Parlamento Europeo. Si parla in proposito di “roam like at home”: per il traffico generato all’estero il proprio operatore mobile dovrà applicare le stesse tariffe previste per il traffico generato in Italia.

Il secondo – generato al di fuori dei confini dell’Unione Europea – risulta invece tuttora a pagamento e a carico dell’utente finale, con costi frequentemente molto elevati.

Roaming involontario e obblighi di avviso e sospensione a carico degli operatori mobili

Di regola, l’utente finale, nel momento nel quale varca i confini nazionali, è consapevole del fatto che tutto il traffico generato dal proprio cellulare/smartphone nel paese straniero avrà dei costi verosimilmente più elevati di quelli legati al traffico generato in Italia e, per questo motivo, di consueto si limiterà nelle chiamate, negli sms e nelle connessioni ad internet.

Il problema è che molto frequentemente i moderni smartphone effettuano connessioni ad internet in completa autonomia e a totale insaputa dell’utente finale (per il download in background di aggiornamenti di applicazioni, del sistema operativo, ecc…, per la ricezione di messaggi whatsapp, ecc…). In questi casi, frequentemente, l’utente finale NON è a piena conoscenza di tali connessioni e, conseguentemente, NON si rende conto, qualora all’estero, dei costi che potrebbero derivarne.

Proprio in riferimento al roaming dati involontario, a tutela dell’utente finale, la normativa nazionale (Delibera AGCOM n. 326/10/CONS) e quella europea (Regolamento Europeo n. 531/2012) prevedono dei veri e propri obblighi, a carico degli operatori mobili, di avviso dell’utente finale del raggiungimento di determinate soglie di consumo, oltre alle quali, in mancanza di una espressa autorizzazione da parte dell’utente finale, gli operatori sono obbligati a sospendere la connessione dati, impedendo così l’accumularsi di costi esorbitanti.

Nei fatti frequentemente gli operatori si limitano ad inviare un sms all’utente, al quale chiedono di rispondere con un semplice “” per proseguire nella connessione dati in roaming.

L’utilizzo di tale modalità NON sempre permette all’utente finale di comprendere le conseguenze effettive della prosecuzione nella connessione dati in roaming, che può giungere a generare costi, come detto, anche per migliaia di euro.

Chi scrive, in molteplici contenziosi telefonici seguiti per i propri clienti innanzi alle autorità competenti, ha evidenziato la inammissibilità di una semplice risposta via sms per autorizzare gli operatori mobili ad addebitare all’utente finale consumi esorbitanti e tale orientamento pare condiviso non solo dai Co.re.com. ma dagli stessi operatori mobili che, nella pressoché totalità dei casi, hanno provveduto a stornare il traffico contabilizzato oltre le soglie di avviso.

Il roaming dati involontario può poi essere generato anche da dispositivi differenti da cellulari o smartphone, quali tablet, sim dati inseriti in apparecchi quali modem o router, ecc… Per tutti tali dispositivi frequentemente gli operatori mobili NON hanno neppure la possibilità di inoltrare i prescritti avvisi all’utente finale, non potendo i suddetti apparecchi ricevere sms o forme di comunicazione analoghe. Ciò nonostante, frequentemente, gli operatori NON sospendono la connessione dati in roaming, generando così costi elevatissimi e del tutto ingiustificati.

Sebbene non esistano analoghi obblighi informativi a carico degli operatori mobili al raggiungimento di determinate soglie di traffico nell’ipotesi di roaming voce o servizi, a parere di chi scrive, in ossequio alla normativa settoriale nazionale (Delibera Agcom 179/03/CSP) nonché al principio di buona fede nell’esecuzione del contratto, gli operatori dovrebbero comunque informare l’utente finale nel caso di traffico anomalo rispetto a quello consuetamente prodotto, impedendogli così di generare costi di importo ingente. Anche questo orientamento pare condiviso, seppure in misura inferiore, dai Co.re.com. nonché dagli stessi operatori mobili che, frequentemente, seppur non stornando per intero il traffico generato, si dimostrano disponibili ad accordi di carattere transattivo con storni parziali.

Come ovvio, in ambito aziendale il roaming – volontario o involontario – può produrre costi di importo esorbitante (migliaia se non decine di migliaia di euro), in particolare nell’ipotesi di aziende che sviluppino commesse all’estero e forniscano ai propri dipendenti e collaboratori cellulari, smartphone, tablet, ecc… aziendali.

In questi casi è fondamentale verificare sempre con attenzione il contenuto della bollette/fatture periodiche, ricercando la “parola magicaroaming. Come ovvio, in queste ipotesi è quanto mai consigliabile rivolgersi a professionisti del settore, al fine di ottenere quanto spetta di diritto all’utente finale in forza delle disposizioni normative sopra sinteticamente richiamate ma che, con troppa frequenza, gli operatori mobili applicano con una certa – eccessiva – superficialità ed elasticità, il tutto, come ovvio, a scapito dei soli utenti finali. In tali casi, con le giuste contestazioni, è possibile ottenere storni parziali di elevato importo (fino all’80%) se non totali dei costi contabilizzati a titolo di roaming, il tutto in brevissimo tempo (da un minimo di 2 ad un massimo di 6 mesi), usufruendo della tutela conciliativo / amministrativa offerta dai Co.re.com. (Comitati Regionali per le Comunicazioni), alternativa alla giustizia “tradizionale”, dai tempi molto più dilatati, dai costi ben più elevati e dagli esiti sicuramente più incerti. Peraltro, esaurita la tutela conciliativo / amministrativa del Co.re.com. nulla vieta all’utente finale di rivolgersi alla giustizia “tradizionale”, qualora NON soddisfatto dei risultati ottenuti.

Avv. Carlo Emanuele Giordana

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